15 giugno 2005 @ 06:05:00 CEST
Secondo il neopresidente, eletto all'unanimità: "In Italia c'è una cultura anti-industriale. Dobbiamo tornare ad avere l'ossessione per la crescita".
L’Assemblea di Federchimica ha eletto Giorgio Squinzi alla Presidenza della Federazione Nazionale dell’Industria Chimica. Hanno votato a favore il 99,87% dei soci, che significa - considerando la consueta astensione del candidato - un'elezione all'unanimità.
Giorgio Squinzi è Amministratore Unico di Mapei, azienda leader nel mondo nel settore della chimica per l’edilizia. Fa parte della Giunta di Confindustria, di cui ha ricoperto il ruolo di Vice Presidente con delega per la Ricerca.
Nella sua relazione, il Presidente ha toccato alcuni nodi da sciogliere per rilanciare la competitività, in un Paese, come l’Italia, dove “la presenza di una cultura anti-industriale è uno dei problemi più gravi”. “Nel mercato globale non sono solo le Imprese che si fanno concorrenza, ma anche le nazioni. E una nazione senza cultura industriale non può aiutare la competitività delle sue imprese”, ha aggiunto.
Riprendendo uno dei cavalli di battaglia del suo precedente mandato - la semplificazione burocratica e normativa - Squinzi ha affermato: "Ogni politica per la competitività sembra doversi infrangere contro il muro del deficit pubblico. Noi crediamo, invece, che una politica mirata ad un sistema normativo semplice e non penalizzante per la competitività non costi proprio nulla. Costa solo tanto coraggio politico, ed è questa la vera priorità nel confronto col Governo, in quanto normative efficienti e burocrazia al servizio delle imprese significano competitività e benessere”.
C’è una grande opportunità per dimostrare che si vuole cambiare veramente, e definire “normative orientate alla competitività”; è il caso della Delega per il Riordino della Normativa Ambientale. “I tempi sono molto stretti per poterla portare a termine prima della ‘vacanza’ elettorale. Bisogna fare in fretta e bene”.
A proposito del REACH, la nuova politica europea sulle sostanze chimiche, Squinzi ha dichiarato: “Forse siamo riusciti a far capire che non è una normativa che interessa solo il settore chimico, ma tutta l’industria. Se la versione finale accettasse inutili aggravi, vorrebbe dire che di ‘better regulation’ se ne parla solo nei salotti di Bruxelles, mentre nei fatti si lavora solo contro la competitività industriale. Ho fiducia, perchè siamo sempre più ascoltati e forse i rischi di declino industriale fanno aprire gli occhi anche ai ciechi”.
Per gran parte della chimica in Italia il momento attuale è il più difficile degli ultimi decenni - ha ricordato il Presidente di Federchimica - Quest’anno il settore non crescerà e di conseguenza la produzione resterà ancora sotto i livelli dell’anno 2000.
"Ma non ci dobbiamo piangere addosso. Quei piccoli segnali di tenuta dell’export ci dicono che la chimica è uno dei pochi settori che oltre a subire i rischi può cogliere le opportunità del mercato globale, dove non c’è alternativa a un impegno forte su internazionalizzazione e ricerca”.
“Dobbiamo tornare ad avere l’ossessione per la crescita – ha concluso Squinzi - quella che avevano i nostri padri. Deve essere un’ossessione di molti, perchè l’Italia, e la chimica in Italia, non possono vivere di poche imprese ma devono avere una base forte di imprese e imprenditori di successo.”
Presente all'Assemblea di Federchimica anche il Presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, che ha ricordato il valore dell'Europa ("Un sogno fantastico che ci ha salvato, qualcosa da perseguire con forza") e ha ribadito la necessità di rimettere l'industria e lo sviluppo economico al centro dei grandi temi della politica.
Vedi anche: Dal sito di Federchimica, la relazione del Presidente Giorgio Squinzi all'Assemblea (PDF)
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