I sindacati di categoria allarmati dal crescente numero di imprese chimiche lombarde in difficoltà.
Secondo quanto riportato dall’Ufficio sindacale della Femca Cisl Lombardia, dopo la crisi dei settori tessile e metalmeccanico, ora toccherebbe alle industrie chimico farmaceutiche e della gomma plastica. 79 le imprese in difficoltà nella sola Lombardia.
Alla fine dello scorso anno, rispetto al primo semestre 2004, si è registrato un maggior ricorso alla mobilità, con 552 lavoratori coinvolti in 22 aziende. Nel 2004 è cresciuto anche l’utilizzo della cassa integrazione ordinaria, con 1.904 persone e 50 fabbriche interessate, e di quella straordinaria (293 addetti, 6 aziende). Nel secondo semestre dell'anno hanno inoltre cessato l'attività quattro imprese lasciando a casa 94 addetti.
Complessivamente - spiega il sindacato di categoria in una nota - nella Regione il settore conta oltre 45mila addetti, quasi un quarto dei circa duecentomila occupati in Italia. Le aziende sono 450 medio grandi, oltre ad una miriade di piccole e piccolissime.
"Le cifre confermano il permanere di una grave riduzione delle capacità produttive e degli addetti nel settore delle fibre tessili, con cigs e mobilità in Montefibre e Nylstar (Snia), con rallentamenti produttivi anche nelle fibre cellulosiche ex Novaceta di Magenta, oggi Bemberg. In sofferenza anche alcuni comparti delle gomme e delle plastiche con mercati di sbocco nell’auto, elettrodomestico e prodotti industriali".
Secondo il centro studi di Femca Cisl Lombardia, la crisi interesserebbe anche la chimica di specialità: accanto a situazioni di moderato ottimismo per i prodotti destinati all’edilizia, al largo consumo, detergenza, prodotti per l’igiene personale e cosmesi, sono aperte procedure di mobilità nella chimica collegata al tessile (coloranti e ausiliari), ai trattamenti speciali, alle vernici.
"Permangono le preoccupazioni, già manifestate da tempo, sulla chimica Eni (Sindyal e Polimeri Europa), con il grande insediamento di Mantova e le sedi milanesi di San Donato - prosegue la nota - l’incertezza sul futuro e una strisciante modalità di 'liquidazione' prefigurano ulteriori ridimensionamenti occupazionali e un futuro con meno chimica".